Da qui a dicembre, il secondo semestre 2026 non sarà guidato dalle banche centrali ma dai voti. Tripla tedesca il 6 e 20 settembre con AfD al 42% in Sassonia-Anhalt (sondaggio INSA maggio 2026), Brasile in pareggio tecnico 45%-45% (sondaggio Al Jazeera maggio 2026), scadenza tariffe Section 122 il 24 luglio, midterm USA il 3 novembre. Tre summit – G7 Évian, COP31 Antalya, G20 Miami – fanno da cornice. Mappa degli snodi e tre scenari sull'esito del voto americano.
Per una volta il driver dei mercati non sarà la curva dei tassi. Il secondo semestre 2026 è scandito da urne, summit e scadenze tariffarie, e in molti casi le decisioni di policy che muoveranno EUR/USD, BTP-Bund, real brasiliano e oro arrivano da parlamenti regionali, ballottaggi e proclami presidenziali, non da Francoforte o da Washington-Fed.
Cinque snodi tengono insieme il calendario. La tripla tedesca di settembre, che mette alla prova la tenuta del governo Merz. Il ballottaggio brasiliano del 25 ottobre, l'unica elezione EM con esito davvero binario. La scadenza tariffaria del 24 luglio sulle importazioni USA, che ridefinisce i flussi commerciali con Europa, Messico e Canada. La settimana tra fine ottobre e inizio novembre, che concentra il voto israeliano, quello sudafricano e il midterm americano in sette giorni. E tre tavoli multilaterali — G7 di Évian a giugno, COP31 di Antalya a novembre, G20 di Miami a dicembre — che riformattano il quadro entro cui tutto il resto si muove.
La sezione finale prova a fare i conti con l'evento più sistemico di tutti, il midterm USA del 3 novembre, e propone tre scenari ponderati.
La tripla tedesca di settembre — l'eurozona alla prova
Il 6 settembre si vota in Sassonia-Anhalt. Il 20 settembre, nella stessa giornata, si vota a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Sono tre Landtagswahlen che, prese insieme, valgono più di qualunque dato di inflazione tedesca da qui a fine anno.
In Sassonia-Anhalt l'ultimo sondaggio INSA (maggio 2026) dà AfD al 42% e CDU al 24%: diciotto punti di distacco in un Land orientale, una grandezza politica che non ha precedenti recenti. In Meclemburgo, sondaggio PolitPro di maggio 2026, AfD al 35% e SPD al 25% — inversione storica nel feudo di Angela Merkel, dove l'SPD nel 2021 sfiorava il 40%. A Berlino il quadro è più frammentato (CDU 21%, AfD 18%, Linke 16%, Verdi 16%, SPD 15% nell'ultimo sondaggio di aprile 2026), ma il punto politico è lo stesso. La regola del cordone sanitaire — niente governi con AfD — crea ingovernabilità dove i numeri non bastano alle coalizioni tradizionali, e quell'ingovernabilità sale verso Berlino: il governo Merz ha già la fiducia al 32%, e l'ipotesi di una Vertrauensfrage entro fine 2026 o inizio 2027 non è esclusa.
Per i mercati, la trasmissione è diretta. L'EUR è l'asset più esposto: un cancelliere indebolito a Berlino significa eurozona senza ancora fiscale credibile. Il BTP-Bund spread è il termometro più veloce, perché ogni segnale di paralisi politica tedesca si trasferisce sui periferici prima che sulle azioni. Da sorvegliare anche il Consiglio Europeo del 18-19 giugno (negoziato sul nuovo bilancio pluriennale MFF post-2027) e quello del 23-24 ottobre: un breakthrough sul MFF restringe gli spread, uno stallo li amplia.
Brasile, 4 e 25 ottobre — l'EM più in bilico
Il Brasile vota al primo turno il 4 ottobre e al ballottaggio il 25. Lula (PT, quarto mandato) contro Flávio Bolsonaro (PL, figlio di Jair, ineleggibile dopo condanna). L'ultimo sondaggio disponibile (Al Jazeera, maggio 2026) li dà al 45%-45%: pareggio tecnico, ballottaggio quasi certo.
Per il real brasiliano il differenziale tra i due scenari è strutturale, non tattico. Un Lula quater significa continuità fiscale, rapporto con il FMI invariato, Petrobras neutra. Un Flávio Bolsonaro significa agenda anti-istituzionale paterna, incognite sul debito e rimodulazione delle relazioni internazionali. La forbice editorialmente difendibile sul cambio BRL/USD tra i due esiti è del 10-15%. L'Ibovespa ha già iniziato a prezzare la volatilità nelle opzioni sul future di ottobre; la settimana tra il 4 e il 25 ottobre è storicamente la più mossa per il real, perché gli investitori esteri in NTN-F e NTN-B attendono l'esito prima di rientrare o uscire. Petrobras e utility regolate sono i singoli titoli più sensibili.
Il filo tariffario USA — 24 luglio è il punto di svolta
Il 24 luglio scadono automaticamente le tariffe Section 122, il 10% globale che l'amministrazione Trump aveva imposto il 24 febbraio 2026 come sostituto di emergenza dopo che la Corte Suprema aveva bocciato le tariffe IEEPA (fonte: Skadden, maggio 2026). Il Trade Act del 1974 fissa il tetto a 150 giorni, e il Court of International Trade le ha ulteriormente invalidate il 7 maggio scorso, con appello pendente alla Federal Circuit.
USTR ha dichiarato di voler chiudere entro la stessa data le indagini Section 301, avviate a marzo 2026 su sedici paesi per «overcapacity manifatturiera», in modo da avere nuove tariffe country-specific pronte come sostituto. Lo scenario ordinato vede la transizione che si chiude senza vuoto. Lo scenario problematico vede un gap in cui le tariffe cadono temporaneamente senza sostituto immediato: in quel caso USD giù, equity USA in rialzo sul sollievo da import cost, pressione deflazionistica sulle aspettative inflazionistiche, Treasury 10Y di prezzo in rialzo. Il terzo scenario — Trump che tenta una nuova misura esecutiva immediatamente contestata in tribunale — è quello con volatilità più alta su USD e VIX.
A questo si somma il calendario farmaceutico: il 31 luglio entra in vigore la fase 1 delle tariffe al 100% sui farmaci brevettati importati (proclama presidenziale del 2 aprile 2026), con esenzioni per chi ha già un accordo di pricing con HHS. Aliquota ridotta al 15% per UE, Giappone, Corea, Svizzera, Liechtenstein; 10% per il Regno Unito. La fase 2, il 29 settembre, estende il regime alle aziende non coperte da Annex III. Per i pharma europei — Novartis, Roche, Sanofi, AstraZeneca, GSK — il discrimine pratico sarà l'esistenza o meno di un'intesa bilaterale con Washington alla data di scadenza. In parallelo, dal 1° luglio si apre formalmente la revisione USMCA (Art. 34.7): MXN e CAD restano gli asset più esposti, con le case auto USA (GM, Ford, Stellantis) sotto stress su supply chain. Il tutto in una finestra che si apre con il G7 di Évian (15-17 giugno), primo summit utile a costruire un framework alternativo ai dazi unilaterali.
Israele entro il 27 ottobre, Sudafrica il 4 novembre, Brasile il 25: la settimana che vale l'anno
Tra il 25 ottobre e il 4 novembre il calendario concentra quattro voti di prima fascia in dieci giorni. Il ballottaggio brasiliano il 25. Israele al voto entro il 27 ottobre: il 20 maggio 2026 la Knesset ha approvato in prima lettura lo scioglimento (110-0) e l'opposizione, alleata Bennett-Lapid nel partito Beyachad, oggi è data a 69 seggi contro i 51 della coalizione Netanyahu. Il Sudafrica vota le municipali il 4 novembre, primo grande test del Governo di Unità Nazionale (GNU) con ANC proiettato sotto il 35% in province chiave. E in mezzo il midterm USA del 3 novembre.
La volatilità si concentra per costruzione. Il NIS (shekel) si è già deprezzato del 6% contro EUR nell'ultimo anno di incertezza israeliana: un governo Bennett-Lapid è coerente con un rally del 4-8% in poche settimane; un Netanyahu confermato segnala continuità ma instabilità strutturale, con il NIS che resta sotto pressione. Lo ZAR sudafricano dipende dalla tenuta del GNU dopo il 4 novembre: ANC sotto 35% con GNU che regge significa rand più forte sull'aspettativa di riforme con DA come contrappeso; MK party (Zuma) sopra il 15% in KwaZulu-Natal significa GNU che si incrina e ZAR debole. Per chi opera su valute emergenti, dieci giorni di rischio multiplo concentrato sono un fattore di portfolio che va calibrato adesso, non a metà ottobre.
I summit che possono cambiare l'inquadramento — G7 Évian, G20 Miami, COP31 Antalya
I tre tavoli multilaterali dell'anno hanno pesi e dinamiche diverse. Il G7 di Évian, 15-17 giugno, è il primo G7 con la Francia alla presidenza e cade subito dopo la sentenza della Corte Suprema USA su IEEPA: Macron ha l'incentivo a usarlo per costruire un framework commerciale USA-UE alternativo ai dazi unilaterali. Un comunicato finale con linguaggio vincolante sui farmaceutici, prima del 31 luglio, è il catalizzatore più immediato per EUR/USD e per i pharma europei. Senza accordo: USD forte, EUR debole, oro in rialzo come hedge sulla frammentazione multilaterale.
La COP31 di Antalya, 9-20 novembre, ha la Turchia come presidente — un paese che ha ratificato l'Accordo di Parigi solo nel 2021 e con interessi energetici divergenti. La posta in gioco concreta è l'operatività dell'Articolo 6 sul mercato globale del carbonio: se diventa operativo, pressione al rialzo sui carbon credits europei (EUA) e costo strutturalmente più alto per le utility EU. Se resta bloccato, gas e carbone beneficiano nel breve per assenza di penalità esplicite.
Il G20 di Miami al Trump National Doral, 14-15 dicembre, è un summit anomalo: il Sudafrica è stato escluso dall'invito (decisione Trump), primo G20 senza un membro G20 alla riunione. Se Trump usa il vertice per annunciare nuovi deal bilaterali (India, Vietnam), USD può indebolirsi sulla riduzione del safe haven premium; senza accordi, USD forte per default e oro come reciproca.
I tre scenari sui midterm USA
Il 3 novembre 2026 si vota per 435 seggi alla Camera, 34 al Senato (di cui due special election GOP) e 36 governatori. Il GOP controlla oggi entrambe le camere con maggioranze strette. Tre scenari.
A) Trump rafforzato — GOP tiene Camera e Senato. Continuità sull'agenda fiscale ed esecutiva: estensione delle clausole TCJA rimaste in revisione dopo l'OBBB Act, deregulation su energia e finanza, tariffe usate come leva strutturale e non più contingente. Per i mercati: S&P 500 long, con sovraperformance di small cap (Russell 2000), energy e financial; Treasury 10Y di rendimento in salita su aspettative di maggior deficit; DXY stabile o forte; oro neutro o debole. Probabilità implicita stimata sui prediction market a fine maggio 2026: moderata, ma il record storico è contrario (l'incumbent perde quasi sempre seggi al primo midterm) e il consensus dei desk macro vede al massimo un mantenimento risicato del Senato accompagnato da una Camera in bilico.
B) Trump indebolito — i democratici riprendono la Camera, eventualmente il Senato. Paralisi legislativa nei due anni restanti di mandato, executive order contestati uno per uno in tribunale, rischio shutdown elevato a ogni scadenza fiscale. Per i mercati: Treasury 10Y di prezzo in rialzo (meno spesa attesa), USD debole sull'aspettativa di gridlock, equity USA volatile con rotazione verso difensivi e healthcare (più scoperto su regulation risk), oro in rialzo come hedge. Lo scenario di Camera ai dem e Senato GOP, statisticamente il più frequente nei midterm degli ultimi venti anni, produce una via di mezzo: agenda Trump congelata ma non smontata.
C) Esito incerto o contestato. Tre o quattro race del Senato decise da margini sub-1%, contestazioni su recount, possibili runoff a dicembre — la Georgia ha già runoff strutturali (il 16 giugno si decide il candidato GOP che sfiderà Ossoff a novembre, e race ravvicinate possono produrre altri runoff in dicembre). Settimane di incertezza istituzionale. Per i mercati: VIX di nuovo sopra 25, oro in rialzo come safe haven, USD paradossalmente forte (ancora safe haven globale residuale), Treasury volatili sulla curva lunga. È lo scenario meno probabile per costruzione, ma anche quello con la dispersione di esiti più ampia: vale tenerlo nel portafoglio dei rischi.
Una valutazione editoriale ponderata al 26 maggio 2026. Il primo termometro affidabile è il runoff GOP in Georgia il 16 giugno: la scelta tra un candidato trumpiano (Mike Collins) e uno Kemp-linked (Derek Dooley) anticipa la forza dell'apparato Trump nelle race chiave. Il secondo è la fotografia FEC del 15 luglio, prima visione completa del fundraising sui distretti battleground. Il terzo, l'eventuale shutdown del 30 settembre, esattamente 34 giorni prima del voto: nel 2013 uno shutdown analogo contribuì al ribaltamento del Senato 2014. Sulla base del record storico (incumbent perde quasi sempre seggi al primo midterm), del sondaggio aggregato sul Senato che dà oggi un margine GOP risicato e della pressione dell'agenda tariffaria sui consumi, lo scenario B in versione split (dem prendono la Camera, GOP tiene il Senato di poco) appare oggi il più verosimile. Lo scenario A richiede che l'agenda economica regga nelle prossime venti settimane senza incidenti maggiori, lo scenario C ha probabilità non trascurabile ma resta minoritario.
Nessuna previsione: solo una mappa di probabilità che si aggiornerà con ciascuno dei tre termometri elencati. Il calendario, da qui a dicembre, fa il resto.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata. I dati e i sondaggi citati sono aggiornati al 26 maggio 2026; le date di eventi futuri sono soggette a modifiche istituzionali. Per decisioni di investimento individuali consulta un consulente abilitato.


