Quasi nessun gestore attivo batte l'indice nel lungo periodo: secondo lo SPIVA Europe 2024, circa il 93% dei fondi azionari attivi europei resta sotto il benchmark su 10 anni. La vera differenza la fanno i costi. Guida semplice a ETF, ETC e fondi a gestione attiva.
Sei in banca, o davanti allo schermo della tua app di investimento, e ti trovi davanti a un bivio: comprare un fondo gestito da professionisti che promettono di "battere il mercato", oppure un ETF che si limita a copiarlo? È una delle domande più comuni per chi inizia a investire. E la risposta, una volta che guardi i numeri, è meno scontata di quanto la pubblicità lasci intendere.
Proviamo a fare chiarezza, senza gergo.
Fondo a gestione attiva vs ETF: la differenza in due righe
Un fondo a gestione attiva è un prodotto in cui un team di gestori sceglie attivamente quali titoli comprare e vendere, con l'obiettivo di fare meglio del mercato di riferimento (il cosiddetto benchmark, cioè l'indice usato come metro di paragone). Per questo lavoro, ti applica una commissione annua.
Un ETF (Exchange Traded Fund) fa l'opposto: non cerca di battere il mercato, cerca di copiarlo. Replica un indice — per esempio l'MSCI World, che raccoglie oltre 1.000 grandi aziende di tutto il mondo — comprando in proporzione gli stessi titoli. Nessuno deve "indovinare" le mosse giuste, quindi costa molto meno. È quello che si chiama investimento passivo.
Detta così, il fondo attivo sembra più interessante: paghi di più, ma qualcuno ci mette competenza per farti guadagnare di più. Il problema è cosa succede nella realtà.
Il dato che pesa: quasi nessuno batte l'indice
Ogni anno S&P Dow Jones Indices pubblica lo SPIVA Scorecard, lo studio più citato per misurare quanti gestori attivi riescono davvero a superare il proprio benchmark. I risultati sono impietosi.
Secondo lo SPIVA Europe Year-End 2024 (dati al 31 dicembre 2024), circa il 93% dei fondi azionari attivi europei ha fatto peggio del proprio indice di riferimento sull'arco di 10 anni. Nella categoria dei fondi azionari globali in euro, la quota sale addirittura al 98% su 10 anni.
Tradotto: se nel 2014 avessi scelto un fondo azionario globale a gestione attiva, avevi circa due probabilità su cento di trovarne uno capace di battere il semplice indice. Non impossibile, ma una scommessa difficile — e da fare in anticipo, senza sapere quale sarà il fortunato.
I costi: la vera differenza nel tempo
Perché così pochi gestori battono l'indice? La spiegazione più semplice è anche la più concreta: i costi.
Ogni fondo applica una spesa annua, riassunta in un indicatore chiamato TER (Total Expense Ratio, cioè il costo totale annuo in percentuale del capitale investito). Secondo i dati dell'autorità europea dei mercati ESMA (periodo 2019-2023):
| Tipo di strumento | Costo annuo medio (TER) |
|---|---|
| ETF azionari | ~0,6% |
| Fondi azionari a gestione attiva | ~2,1% |
La differenza è di circa 1,5 punti percentuali l'anno. E i fondi azionari italiani, segnala l'ESMA, sono tra i più cari d'Europa, intorno al 2%. Per dare un riferimento concreto: un ETF molto diffuso come l'iShares MSCI World (sigla SWDA) ha un TER dello 0,20% l'anno.
Un punto e mezzo all'anno sembra poco. Ma su decenni, l'interesse composto lo trasforma in una voragine.
Un esempio semplificato a scopo illustrativo
Immaginiamo di versare 500 euro al mese per 30 anni, con un rendimento lordo ipotetico del 7% annuo. Cambiando solo il costo annuo:
- con un TER dello 0,20% → si arriverebbe a circa 586.000 euro
- con un TER del 2,00% → si arriverebbe a circa 420.000 euro
Una differenza di circa 166.000 euro, mangiata interamente dalle commissioni.
Attenzione: questo è un esempio semplificato a scopo illustrativo, non una promessa di rendimento. Il 7% è un'ipotesi di lavoro, i mercati salgono e scendono e nessun rendimento è garantito. Serve solo a mostrare quanto pesi un costo apparentemente piccolo se lo moltiplichi per trent'anni.
Il punto resta: i costi sono l'unica variabile che conosci con certezza in anticipo. Il rendimento no.
ETF e ETC: non confonderli
Capita spesso di vedere accostate le sigle ETF ed ETC come se fossero la stessa cosa. Non lo sono, e la differenza è importante.
ETF (Exchange Traded Fund): è un fondo (rientra nella normativa europea UCITS), quotato in borsa, che replica un indice diversificato di tanti titoli. Il patrimonio degli investitori è separato da quello di chi emette il prodotto: se l'emittente fallisce, i tuoi soldi non finiscono nel suo crac. È lo strumento di cui abbiamo parlato finora.
ETC (Exchange Traded Commodity): non è un fondo, è un titolo di debito che replica una singola materia prima (oro, petrolio, gas...). Proprio perché non è un fondo UCITS, è esposto al rischio emittente: la solidità di chi lo ha emesso conta. Serve a chi vuole esporsi a una specifica commodity, non a diversificare su un intero mercato.
In sintesi: l'ETF ti dà un paniere ampio con protezione del patrimonio; l'ETC è uno strumento più specifico e concentrato, con un profilo di rischio diverso.
In conclusione
Gli ETF sono diventati uno degli strumenti più usati al mondo: a fine 2024 il patrimonio globale gestito in ETF ha raggiunto circa 14,2 trilioni di dollari, in crescita del 36% in un anno (dati Lipper/LSEG). Non è una moda passeggera, ma il riflesso di un'idea semplice: nel lungo periodo, copiare il mercato a basso costo ha quasi sempre battuto il tentativo di superarlo.
Questo non significa che un fondo a gestione attiva sia "sbagliato": esistono casi e obiettivi in cui ha senso. Significa che, prima di scegliere, vale la pena guardare due numeri spesso ignorati — quanto costa e quanto raramente i gestori battono davvero l'indice — e decidere con cognizione di causa.
Questo articolo ha scopo puramente informativo e divulgativo e non costituisce consulenza finanziaria.
Fonti
- S&P Dow Jones Indices — SPIVA Europe Year-End 2024 Scorecard (dati al 31/12/2024)
- ESMA — New investment funds drive reduction in costs to investors (Market Report sui costi dei prodotti retail, periodo 2019-2023)
- Borsa Italiana — Glossario: cos'è un ETC
- Lipper / LSEG — Global ETF Industry Review 2024 (AUM al 31/12/2024)


