Le proposte di patrimoniale tornate sul tavolo nel 2026 — quella della CGIL di Landini stima 26 miliardi, la legge popolare 1%Equo fino a 60 — promettono gettito per sanità e scuola. Ma su un debito da 3.158 miliardi e uno spread BTP-Bund oggi a 76 punti, il conto va letto dall'altro lato del bilancio. Se i mercati leggessero una patrimoniale come segnale di fragilità fiscale, basterebbe un allargamento di 100 punti dello spread per generare, via rifinanziamento, quasi 4 miliardi di maggiori interessi il primo anno e circa 19 a regime. In sette anni il maggior costo del debito eguaglia l'intero gettito una tantum della patrimoniale Landini. Il rischio non è che la patrimoniale non incassi: è che la si paghi due volte.
La patrimoniale è tornata, come torna ogni volta che il bilancio pubblico scricchiola e qualcuno cerca i soldi dove i soldi ci sono. Nel 2026 le proposte sul tavolo sono almeno due, entrambe serie e numerate. La CGIL di Maurizio Landini propone un'aliquota dell'1,3% sui patrimoni netti sopra i due milioni di euro — prima casa esclusa, beni strumentali deducibili — per una platea di circa 500.000 contribuenti e un gettito stimato in 26 miliardi l'anno. La proposta di legge di iniziativa popolare "1%Equo" è progressiva, dall'1% al 3,5% sopra i due milioni, e a seconda delle ipotesi sulla platea — tra 200.000 e 500.000 contribuenti — promette tra 26 e 60 miliardi.
Sono cifre grosse, destinate a sanità, scuola, casa, taglio dell'Irpef. La discussione politica si concentra, comprensibilmente, su chi paga e quanto si incassa. Ma c'è una colonna del bilancio che in questo dibattito non viene quasi mai aperta, e che potrebbe rendere il gettito molto meno netto di quanto appaia: il costo del debito. Perché lo Stato che incassa la patrimoniale è lo stesso Stato che ogni anno deve convincere i mercati a comprare i suoi titoli. E i mercati, le patrimoniali, le guardano con sospetto.
I numeri da cui partire
Tre cifre, per inquadrare la cornice. Il debito pubblico italiano a marzo 2026 è a 3.158,8 miliardi di euro — nuovo massimo storico, secondo Banca d'Italia. Il rapporto debito/PIL a fine 2025 è risalito al 137,1%, il più alto dell'Eurozona. La spesa per interessi nel 2025 è valsa il 3,8% del PIL: su un prodotto nominale di 2.258 miliardi, fanno circa 86 miliardi di euro già oggi — più di quanto lo Stato spenda per l'istruzione.
Il costo medio del debito — il rapporto tra interessi pagati e stock — viaggia intorno al 2,9-3,0%. Oggi le condizioni di mercato sono benevole: lo spread BTP-Bund a dieci anni è a 76 punti base (12 giugno 2026), in calo, con il rendimento del decennale al 3,75%. Il Tesoro, grazie a questo spread compresso, conta nel 2026 su un risparmio di interessi stimato tra i 7 e gli 8 miliardi. È il margine che una patrimoniale mal calibrata rischierebbe di bruciare.
| Voce | Valore | Fonte/data |
|---|---|---|
| Debito pubblico | 3.158,8 mld € | Banca d'Italia, marzo 2026 |
| Debito/PIL | 137,1% | fine 2025 |
| Spesa interessi | ~86 mld € (3,8% PIL) | consuntivo 2025 |
| Spread BTP-Bund 10a | 76 pb | 12 giugno 2026 |
| Rendimento BTP 10a | 3,75% | 12 giugno 2026 |
| Vita media residua | ~7,9 anni | febbraio 2026 |
| Da rifinanziare nel 2026 | ~385 mld € | Tesoro |
Perché lo spread reagisce a una patrimoniale
Una patrimoniale non muove lo spread per via contabile. Lo muove per via di percezione. Per un investitore istituzionale che detiene BTP, una tassa straordinaria sul patrimonio è un segnale ambiguo, e nessuna delle due letture possibili è incoraggiante.
La prima lettura: lo Stato è così a corto di risorse da dover ricorrere a una misura una tantum sui patrimoni esistenti, invece che a entrate strutturali. È il classico campanello del rischio-Paese. La seconda: una patrimoniale spinge capitale mobile a spostarsi — verso l'estero, verso asset non tassati, verso la Svizzera, esattamente come accadde nel 1992 — comprimendo proprio la base imponibile futura e la fiducia. In entrambi i casi il premio al rischio richiesto per detenere debito italiano sale. E il premio al rischio, tradotto in mercato, si chiama spread.
Quanto possa salire dipende da come la misura viene comunicata e percepita. Una patrimoniale ordinata, annunciata, destinata a ridurre il debito, potrebbe persino lasciare lo spread indifferente o migliorarlo. Una patrimoniale percepita come improvvisata o punitiva è un altro film. Per capire l'ordine di grandezza del rischio, basta guardare l'unico precedente vero che l'Italia abbia.
Il precedente del 1992: cosa insegna Amato
Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1992 il governo Amato impose con decreto un prelievo forzoso del 6 per mille su tutti i conti correnti bancari, retroattivo. Il prelievo, insieme ai titoli ISI, portò nelle casse circa 11.500 miliardi di lire. Fu un incasso reale, immediato, indiscutibile.
Il problema fu quello che successe dopo. La lira, già sotto attacco speculativo, perse circa il 7% sul marco nei giorni successivi, e nel giro di settimane scivolò fuori dal Sistema Monetario Europeo, con una svalutazione complessiva che superò il 25%. Code agli sportelli, fuga di capitali verso la Svizzera. Lo Stato incassò il prelievo e, contemporaneamente, vide esplodere il costo di finanziarsi. È la lezione che vale la pena tenere a mente: una misura patrimoniale può essere un successo di cassa e un disastro di mercato nello stesso trimestre.
La matematica del disinnesco
Qui sta il punto che il dibattito salta. Mettiamo che una patrimoniale, per come è percepita, allarghi lo spread — e quindi il rendimento richiesto sui BTP — di 100 punti base. Cento punti su uno spread che oggi è a 76 non è uno scenario apocalittico: è grosso modo il livello visto nelle fasi di tensione degli ultimi anni.
L'istinto direbbe: 100 punti su 3.158 miliardi di debito fanno 31,6 miliardi l'anno. È vero solo in teoria, ed è anche il motivo per cui questa cifra spaventa più del dovuto. In realtà lo shock non colpisce tutto lo stock in una volta: colpisce solo il debito che viene rifinanziato a tassi nuovi, perché i BTP già emessi pagano la cedola fissata all'emissione. Con una vita media residua di circa 7,9 anni, ogni anno va rinnovata una fetta del debito: nel 2026 il Tesoro deve rifinanziare circa 385 miliardi.
Il conto vero, allora, è graduale ma inesorabile:
| Orizzonte | Debito rinnovato a tassi nuovi | Maggiori interessi annui (+100 pb) |
|---|---|---|
| 1° anno | ~385 mld | ~3,9 mld € |
| dopo 3 anni | ~1.155 mld | ~11,6 mld € |
| dopo 5 anni | ~1.925 mld | ~19,2 mld € |
| a regime (~8 anni) | tutto lo stock | ~31 mld € |
Il primo anno il maggior costo è "solo" 3,9 miliardi. Ma è un costo che si accumula: ogni anno che passa, una fetta nuova di debito si aggancia ai tassi alti, e il conto cresce. Dopo cinque anni siamo a circa 19 miliardi l'anno. E qui scatta il cortocircuito con la patrimoniale.
Quando il gettito si annulla
La patrimoniale di Landini incassa 26 miliardi una tantum (o ripetuti, a seconda della struttura). Lo shock da 100 punti di spread costa allo Stato, in maggiori interessi cumulati nei primi anni, una cifra dello stesso ordine: sommando il primo anno (3,9), il secondo, il terzo e così via, il maggior costo cumulato eguaglia i 26 miliardi del gettito Landini in circa sette anni. Da quel momento in poi, la patrimoniale ha smesso di essere un'entrata netta: è diventata una partita di giro che lo Stato paga ai propri creditori invece che usare per la sanità.
In altre parole: l'Italia tassa i grandi patrimoni per incassare 26 miliardi, e se così facendo spaventa i mercati per quanto basta ad allargare lo spread di un punto, nel giro di un settennato ha restituito quei 26 miliardi sotto forma di interessi più alti — pagati, peraltro, da tutti i contribuenti, non solo dai patrimoni sopra i due milioni. Il gettito non scompare nelle prime pagine del bilancio: scompare in fondo, alla voce "interessi passivi", dove nessuno lo va a cercare.
Vale la pena essere precisi sull'asimmetria. Non serve uno spread a 100 punti perché il gioco non valga la candela. Bastano 30-40 punti di allargamento permanente per erodere una quota significativa del gettito nel medio periodo. E lo stesso meccanismo funziona al contrario: i 7-8 miliardi che il Tesoro risparmia oggi grazie allo spread a 76 punti sono la prova provata che pochi punti base, moltiplicati per uno stock da tremila miliardi, valgono quanto una manovra.
La sintesi
Non è un argomento contro la patrimoniale in sé — è un argomento contro la patrimoniale calcolata a metà. Chi propone 26 o 60 miliardi di gettito sta facendo solo la prima metà del conto. La seconda metà — l'effetto sul premio al rischio, sullo spread, sul costo di rifinanziare 385 miliardi l'anno — va messa nello stesso foglio Excel, perché vive nello stesso bilancio.
Su uno stock di debito da 3.158 miliardi, la variabile più potente del bilancio pubblico non è quanto incassi dai ricchi una volta. È a che tasso ti finanzi tutte le volte. Una patrimoniale che dimentica questo dettaglio rischia di essere, alla lettera, un buon affare per un anno e un cattivo affare per i sette successivi. Lo Stato incasserebbe con una mano e restituirebbe con l'altra — e la mano che restituisce, sul debito italiano, è sempre la più rapida.
Fonti
- Proposta CGIL/Landini, aliquota 1,3%, soglia 2 mln, gettito 26 mld, platea 500.000: Business Online (consultato il 13/06/2026)
- Proposta di legge popolare "1%Equo", progressiva 1%-3,5%, gettito 26-60 mld: Sky TG24, 09/05/2026 e Il Fatto Quotidiano, 07/05/2026 (13/06/2026)
- Debito pubblico 3.158,8 mld a marzo 2026: Banca d'Italia via Il Nazionale, 26/05/2026 (13/06/2026)
- Spread 76 pb e rendimento BTP 3,75% al 12/06/2026, aste 12,5 mld: QuiFinanza, 12/06/2026 (13/06/2026)
- Rifinanziamento 385 mld nel 2026, risparmio interessi 7-8 mld dal calo spread, composizione scadenze: MilanoFinanza (13/06/2026)
- Spesa interessi 3,8% PIL nel 2025, PIL nominale 2.258 mld, debito/PIL 137,1%: Phastidio, 03/03/2026 (13/06/2026)
- Costo medio del debito ~2,97% e vita media residua: Osservatorio CPI — Università Cattolica e MilanoFinanza/sbircialanotizia, febbraio 2026 (13/06/2026)
- Prelievo forzoso Amato 6 per mille 1992, 11.500 mld di lire, reazione lira -7% e uscita dallo SME: Money.it e Wall Street Italia (13/06/2026)
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