Tra il 26 e il 31 maggio Strategy ha venduto 32 Bitcoin a un prezzo medio di 77.135 dollari: appena 2,5 milioni su una posizione da 843.706 BTC. Una goccia. Eppure l'azione MSTR è crollata del 9,15% in una seduta, chiudendo a 136,08 dollari. Con Bitcoin a circa 67 mila dollari, sotto il prezzo medio di carico della società, e una macchina di dividendi sulle preferred da pagare ogni mese, il segnale conta più della cifra.
Trentadue Bitcoin. A un prezzo medio di 77.135 dollari, fanno circa due milioni e mezzo. Per una società che di Bitcoin ne possiede 843.706, è meno di una goccia in un secchio: lo 0,004% della posizione. Eppure, quando il 1° giugno è arrivata la comunicazione ufficiale che Strategy aveva venduto quei 32 Bitcoin tra il 26 e il 31 maggio, l'azione è crollata del 9,15% in una sola seduta, chiudendo a 136,08 dollari.
Come è possibile che una vendita da briciole faccia evaporare quasi un decimo del valore di un'azienda? Perché qui non conta la cifra. Conta il segnale. Ed è la prima volta dal 2022 che Strategy vende Bitcoin invece di comprarne.
Chi è Strategy e perché aveva giurato di non vendere mai
Strategy — fino a poco fa si chiamava MicroStrategy — nasce come azienda di software. A un certo punto, però, ha fatto una scelta che l'ha resa unica in Borsa: invece di tenere la liquidità in banca, ha cominciato a comprare Bitcoin. Tantissimo Bitcoin. Si è di fatto trasformata in un enorme fondo che scommette su una sola criptovaluta, finanziandosi con debito e nuove azioni. In gergo si dice che è una scommessa "a leva": prendi a prestito per comprare di più, così se Bitcoin sale guadagni molto di più, ma se scende perdi altrettanto in fretta.
Il volto di questa strategia è Michael Saylor, oggi presidente della società. Per anni ha ripetuto un mantra preciso: never sell, non vendere mai. L'idea era semplice e quasi religiosa: Bitcoin si accumula e si tiene per sempre, qualunque cosa accada. Comprare era una promessa, vendere un'eresia.
Ecco perché 32 Bitcoin venduti pesano così tanto. Il dogma si è incrinato. Già il 5 maggio, durante la presentazione dei conti, il CEO Phong Le aveva lasciato intendere che la società avrebbe venduto Bitcoin quando fosse stato vantaggioso farlo — superando, almeno a parole, la regola del mai. La vendita di fine maggio è la prima conferma pratica. Il mercato l'ha letta per quello che è: non un incidente, ma un cambio di postura.
La macchina dei dividendi che va alimentata ogni mese
Per capire perché Strategy potrebbe essere costretta a vendere, bisogna guardare a come si è finanziata. Oltre alle azioni normali e ai bond, la società ha emesso delle azioni privilegiate chiamate STRC, soprannominate "Stretch", quotate al Nasdaq.
Funzionano un po' come un'obbligazione travestita da azione: a chi le possiede, Strategy promette un rendimento dell'11,5% all'anno, pagato in contanti ogni mese. Sono ancorate a un valore di riferimento di 100 dollari, e il tasso viene aggiustato apposta per tenere il prezzo vicino a quella soglia — così la società può continuare a emetterne di nuove e raccogliere altra liquidità. Il dividendo è stato confermato all'11,5% per il quarto mese di fila il 1° giugno.
Il problema è che questi dividendi vanno pagati in contanti, sempre, ogni mese. E il vecchio business del software non genera abbastanza cassa per coprirli. Si parla di diverse centinaia di milioni di dollari l'anno solo per la serie STRC, e di oltre un miliardo sommando tutte le classi di azioni privilegiate. In cassa, al 25 maggio, c'erano circa 871 milioni di dollari: bastano a coprire poco più di sei mesi di questi pagamenti.
Da qui il nodo. Se il software non basta e la cassa si assottiglia, restano due strade per onorare le promesse: emettere nuove azioni — ma questo funziona bene solo quando il titolo vale molto — oppure vendere Bitcoin. La vendita di fine maggio suggerisce quale leva la società sia disposta a tirare.
La mappa del rischio secondo l'analisi
C'è poi un dettaglio che rende il momento delicato. Il prezzo medio a cui Strategy ha comprato i suoi Bitcoin è intorno ai 76.000 dollari. Oggi, 3 giugno, Bitcoin vale circa 67 mila dollari, lontano dal massimo storico di 126.198 dollari toccato il 6 ottobre 2025. Tradotto: la società è già in perdita contabile sulla propria montagna di Bitcoin.
Un'analisi finanziaria recente prova a mappare cosa accadrebbe man mano che il prezzo di Bitcoin scende, individuando alcune soglie-chiave. Vanno lette come un modello di scenario, non come una previsione: servono a capire dove si annidano i punti di rottura.
| Prezzo di Bitcoin | Cosa succederebbe | Rischio |
|---|---|---|
| Sotto ~76.000 $ | Bitcoin sotto il prezzo medio di carico: perdite contabili, l'azione perde il "premio" sul valore degli asset, si inceppa il meccanismo di emissione di nuove azioni. (Siamo già qui.) | Moderato |
| Sotto 50.000 $ | Le conversioni dei bond perdono convenienza, i creditori vorranno contanti alle scadenze (dal 2028), si profilano vendite forzate di Bitcoin. | Alto |
| Sotto 26.300 $ | Il valore dei Bitcoin scende sotto le passività privilegiate totali (circa 22 miliardi tra bond e preferred): per chi ha azioni ordinarie il valore si azzera. | Critico |
| Sotto 8.000 $ | Il valore dei Bitcoin scende perfino sotto i soli bond (6,7 miliardi): si apre lo scenario bancarotta. | Sistemico |
Una nota che ridimensiona gli allarmismi: i 6,7 miliardi di debito sono bond convertibili non garantiti. In parole povere, non c'è una banca che possa pignorare i Bitcoin dall'oggi al domani se il prezzo scivola — non esiste il rischio di vendita forzata immediata. Ma le scadenze, a partire dal 2028, restano un appuntamento che qualcuno dovrà onorare.
Cosa insegna a chi guarda a MSTR e a Bitcoin
Per anni comprare l'azione MSTR è stato un modo indiretto per scommettere su Bitcoin — spesso pagandola di più del valore dei Bitcoin che rappresentava. Quel sovrapprezzo, il "premio", non è mai stato gratis: era il prezzo della fiducia nella strategia e nella promessa di non vendere mai. Quando la promessa si incrina e il prezzo di Bitcoin scende sotto il costo di carico, il premio è la prima cosa che il mercato ritira.
È la natura della leva. Amplifica i guadagni quando tutto sale, e taglia con la stessa lama quando si scende. Trentadue Bitcoin venduti non spostano i conti di Strategy. Ma ricordano a tutti che anche chi giura di non vendere mai, a un certo punto, potrebbe doverlo fare. E il mercato, su quel "potrebbe", ha già messo un prezzo.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata. I dati di mercato citati sono aggiornati al 3 giugno 2026. Per decisioni di investimento individuali consulta un consulente abilitato.


