Da oggi 1° luglio la riforma spinge i neoassunti nella previdenza complementare per default. Ma la scelta di fondo resta la stessa che ogni dipendente affronta: tenere il TFR (in azienda o al Fondo Tesoreria INPS) o conferirlo a un fondo pensione. Rivalutazione garantita ma modesta contro rendimenti storicamente doppi, tassazione separata contro aliquota che scende al 9%, liquidità contro rischio di mercato. Guida pratica al bivio, numeri COVIP alla mano.
Da oggi, 1° luglio 2026, chi entra per la prima volta nel mondo del lavoro privato finisce nel fondo pensione per default: la riforma della previdenza complementare capovolge la scelta, e chi non vuole starci deve dirlo entro sessanta giorni. Ne abbiamo scritto. Ma il meccanismo dell'adesione automatica non cancella la domanda che ogni dipendente, prima o poi, si trova davanti — spesso senza accorgersene, semplicemente non firmando nulla. La domanda è sempre quella: il TFR lo tengo dov'è, o lo mando al fondo pensione?
Non è una decisione neutra, ed è quasi sempre irreversibile. Vale la pena farla con qualche numero in mano, invece che per inerzia. Qui non c'è una risposta giusta valida per tutti: c'è un mestiere di pesi e contrappesi che cambia con l'età, l'orizzonte e quanto rischio si è disposti a reggere. Proviamo a metterli in fila.
Dove può andare il TFR
Le strade sono due, e la seconda ha una biforcazione interna.
Prima strada — lo tieni. Il TFR resta accantonato e maturato secondo le regole classiche. Ma «resta» significa cose diverse a seconda di quanto è grande l'azienda. Nelle imprese sotto la soglia dimensionale il TFR se lo tiene il datore di lavoro, accantonato in bilancio (art. 2120 del Codice civile). Nelle imprese sopra la soglia il TFR non conferito viene versato mensilmente all'INPS, nel Fondo di Tesoreria: per il lavoratore cambia poco o nulla — stessa rivalutazione, stesse regole di anticipazione, stessa tassazione — cambia solo chi custodisce i soldi. Un dettaglio da aggiornare: la soglia storica di 50 dipendenti, ferma dal 2007, è stata rivista dalla Legge di Bilancio 2026 con un percorso progressivo, e per il biennio 2026-2027 è salita a 60 dipendenti (media annua dell'anno precedente), per poi scendere a 50 dal 2028 e a 40 dal 2032.
Seconda strada — lo conferisci. Il TFR maturando confluisce in una forma di previdenza complementare: un fondo negoziale (di categoria, nato da contratto collettivo), un fondo aperto (di banche, assicurazioni, SGR) o un PIP di natura assicurativa. Da qui in poi non è più TFR: è montante che viene investito sui mercati.
Una premessa che pesa su tutto il resto: conferire il TFR è una scelta irreversibile. Trascorsi i sessanta giorni, non si torna indietro — il TFR futuro non può più rientrare in azienda. Tenerlo, invece, lascia aperta la porta: si può sempre decidere di conferirlo più avanti. È l'asimmetria da tenere presente prima di tutte le altre.
I vantaggi di tenerlo
Il TFR mantenuto ha tre pregi concreti, e conviene riconoscerli senza sconti.
È garantito, non rischia. La rivalutazione è fissata per legge: 1,5% fisso più il 75% dell'aumento dell'indice FOI ISTAT dell'anno. Non dipende dai mercati, non può andare in rosso. In un anno di borse pessime il fondo pensione perde, il TFR no. Per il 2025 il coefficiente di rivalutazione comunicato dall'ISTAT è stato del 2,311148% — inflazione bassa, quindi rivalutazione modesta ma sicura.
Ha una liquidità più prevedibile. Si può chiedere un'anticipazione fino al 70% del maturato, dopo almeno otto anni di servizio, per l'acquisto della prima casa (propria o dei figli), spese sanitarie straordinarie o alcune altre causali. Ed è comunque una somma che, alla fine del rapporto, arriva tutta e subito.
La tassazione separata protegge dagli scaglioni alti. Il TFR liquidato non entra nel reddito dell'anno: viene tassato a parte, con l'aliquota IRPEF media degli ultimi anni del lavoratore. Il meccanismo evita che l'incasso in un colpo solo faccia scattare l'aliquota massima. Nella pratica l'aliquota effettiva si colloca spesso intorno al 23-27%, ma — ed è il punto — non può scendere sotto il primo scaglione IRPEF del 23%, perché resta agganciata alle aliquote ordinarie.
I vantaggi di conferirlo
Sull'altro piatto della bilancia, il fondo pensione mette argomenti che negli anni hanno spostato molti risparmiatori.
Rende storicamente di più. È il cuore quantitativo della questione. Secondo la COVIP, nel 2025 i fondi negoziali hanno reso in media il 4,8%, i fondi aperti il 5,7%, i PIP il 5,1%. La rivalutazione del TFR, nello stesso anno, è valsa circa 1,9% — il tasso di confronto che usa lo stesso regolatore. Un anno solo dice poco, ma il dato pluriennale conferma la direzione: su un orizzonte di dieci anni le linee azionarie dei fondi hanno reso in media circa il 5% annuo composto, contro il 2,5% della rivalutazione del TFR. In pratica, sul decennio, i comparti azionari hanno reso il doppio.
C'è il contributo del datore. Quasi tutti i contratti prevedono che, se il lavoratore aderisce e versa la sua quota, l'azienda ne aggiunga una propria. Ma solo se si aderisce. Chi tiene il TFR in azienda rinuncia a questi soldi: è la voce economicamente più pesante, perché è denaro aggiuntivo che nessun rendimento di mercato replica.
La tassazione in uscita è di favore. La prestazione del fondo è tassata al 15%, che scende dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9% dopo 35 anni (d.lgs. 252/2005, art. 11). Contro il 23% minimo del TFR in azienda, il divario è netto — e premia chi resta a lungo.
C'è la deducibilità fiscale ogni anno. I contributi versati al fondo si deducono dal reddito imponibile fino a 5.300 € l'anno dal 2026 — tetto salito dai 5.164,57 € rimasti fermi dal 2006. Attenzione: il plafond riguarda i contributi propri e del datore, non il conferimento del TFR, che ha un binario fiscale suo. Ma per chi versa anche di tasca propria è uno sconto immediato e certo.
Più flessibilità in uscita. La riforma ha ampliato le opzioni di erogazione (rendite a durata definita, prelievi programmati), rendendo il fondo meno rigido di un tempo.
Gli svantaggi, speculari
Nessuna delle due strade è gratis, e i difetti sono l'immagine allo specchio dei pregi.
Tenere il TFR significa accettare una rivalutazione che, quando l'inflazione è bassa, rende poco per costruzione — e che difficilmente tiene il passo dei mercati sul lungo periodo. Significa rinunciare al contributo del datore e pagare, alla fine, un'aliquota che parte dal 23%.
Conferire il TFR significa esporsi al rischio di mercato: il montante può oscillare, e in un anno storto si vede rosso. Significa vincolare la liquidità fino alla pensione — le anticipazioni ci sono (fino al 75% per spese sanitarie in qualsiasi momento, fino al 75% per la prima casa dopo otto anni, fino al 30% per altre esigenze dopo otto anni), ma sono eccezioni, non la norma. E significa fare una scelta irreversibile, mentre tenere il TFR lascia sempre la possibilità di ripensarci.
Il confronto in una tabella
| TFR mantenuto (azienda / Fondo Tesoreria INPS) | TFR conferito al fondo pensione | |
|---|---|---|
| Rendimento | Garantito per legge: 1,5% + 75% FOI ISTAT (≈2,3% nel 2025) | Legato ai mercati: 4,8-5,7% nel 2025, ~5% annuo a 10 anni sulle linee azionarie |
| Rischio | Nessuno: non può andare in negativo | Rischio di mercato: il montante oscilla |
| Contributo del datore | No | Sì (se previsto dal contratto e se si versa la quota) |
| Tassazione alla liquidazione | Separata, aliquota media IRPEF, minimo 23% | 15%, scende al 9% dopo 35 anni |
| Deducibilità contributi | Non pertinente (il TFR non si deduce) | Fino a 5.300 €/anno per i contributi versati |
| Anticipazioni | Fino al 70% dopo 8 anni (casa, salute e altre causali) | Fino al 75% salute (subito), 75% casa e 30% altro dopo 8 anni |
| Liquidità | Erogazione piena a fine rapporto | Vincolata fino alla pensione, salvo anticipazioni |
| Reversibilità della scelta | Sì: si può conferire più avanti | No: irreversibile una volta scaduti i 60 giorni |
Per chi conviene cosa
Qui la guida si ferma dove comincia la consulenza — che non facciamo. Ma qualche criterio si può indicare senza sbilanciarsi.
Il conferimento al fondo pesa di più a favore di chi ha un orizzonte lungo: più anni mancano alla pensione, più l'interesse composto e il differenziale di rendimento lavorano, e più conta l'aliquota che scende verso il 9%. Il giovane che parte oggi è il caso da manuale — tempo davanti, contributo del datore da incassare, carriera in salita che rende la tassazione agevolata particolarmente conveniente.
Tenere il TFR pesa di più per chi ha un orizzonte corto, poca propensione al rischio, o la necessità di poter contare su quella somma. A pochi anni dalla pensione il vantaggio di rendimento del fondo si assottiglia, mentre la garanzia del TFR e la certezza dell'incasso pieno valgono di più. E chi non ha ancora un fondo di emergenza liquido dovrebbe costruire quello prima di vincolare risparmio a lunghissimo termine.
In mezzo c'è tutto il resto, e dipende — dall'età, dall'orizzonte, dalla propensione al rischio, dalla presenza del contributo del datore nel proprio contratto. La scelta non si delega a una regola: si fa guardando i propri numeri. L'unica cosa da non fare è farla per distrazione, lasciando che siano i sessanta giorni a decidere al posto proprio.
Questo articolo ha scopo puramente informativo e divulgativo e non costituisce consulenza finanziaria. Le aliquote, i coefficienti e le soglie citati sono quelli in vigore alla data di pubblicazione e possono variare.
Fonti
- COVIP — dati sui rendimenti 2025 e sul confronto decennale con il TFR, ripresi da Fondo Telemaco — Rendimenti 2025: i fondi negoziali battono il TFR, We-Wealth — Fondi pensione, i rendimenti 2025 per comparto e Il Sole 24 Ore — rendimento decennale linee azionarie 5% vs 2,5% del TFR
- ISTAT/INPS — coefficiente di rivalutazione TFR 2025 (2,311148%), via IPSOA — le rilevazioni ISTAT di dicembre 2025
- D.lgs. 5 dicembre 2005, n. 252, art. 11 — tassazione della prestazione (15%→9%) e anticipazioni
- Agenzia delle Entrate — Risoluzione n. 29/E del 2025 — computo degli anni di partecipazione
- MEFOP — Deducibilità ed extra-deducibilità dopo la Legge di Bilancio 2026 (tetto 5.300 €)
- INPS — Fondo di Tesoreria: nuove soglie dimensionali dal 2026 (soglia a 60 dipendenti nel 2026-2027)
- ekonomia.it — TFR o fondo pensione: cosa scegliere prima del 1° luglio 2026 (irreversibilità, imposta sostitutiva 17% sulla rivalutazione)
(Fonti consultate il 01/07/2026.)


